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venerdì, 20 aprile 2007 | Autore: Francesca Zajczyk

copertinaQualcosa sta cambiando in Italia. Sempre più donne raggiungono alti livelli di istruzione, riuscendo ad inserirsi in posizioni elevate del mercato del lavoro. Donne che si sentono così pari agli uomini da non porsi nemmeno il problema della parità. Donne che riconoscono sempre più l’importanza e il valore delle proprie aspettative e dei propri progetti. Che credono nel loro lavoro, aspettandosi di ottenere adeguati riconoscimenti in termini di carriera, prestigio e guadagni. E che pensano che questa legittima aspirazione non debba comportare la rinuncia all’essere madri e alla qualità della propria vita.
Qualcosa sta cambiando tra le donne italiane. Ma senza l’attenzioni e il sostegno che ciò richiederebbe. E senza un’adeguata riflessione sulle potenzialità, ma anche i limiti, di questi cambiamenti. “Il cammino della parità è già intrapreso”, dicono alcuni, “basta aspettare e lasciare tempo al tempo”. Certo, purché questo tempo non diventi infinito! Rischio concreto, se tutto avviene nella solitudine delle giovani donne che, mentre cominciano a tematizzare nel proprio privato la costruzione di identità nuove, devono quotidianamente confrontarsi con stereotipi duri a morire. In una società che sotto la retorica della neutralità rivela una pervicace inadeguatezza a raccogliere le sfide dell’innovazione, poste giorno per giorno dalle donne e dagli uomini, attraverso nuovi comportamenti e sperimentazioni così atomizzati da risultare spesso quasi invisibili
Qualcosa sta cambiando, dunque; ma perché qualcosa cambi davvero occorre uno sforzo in più. Occorre rompere le “vecchie abitudini” degli stereotipi e dei ruoli femminili e maschili, attraverso nuovi percorsi di confronto fra diverse generazioni di donne e, soprattutto, attraverso un riconoscimento pubblico e politico. Occorre che la politica – con la P maiuscola – torni ad essere cinghia di trasmissione dell’innovazione sociale, partendo da nuove forme di rappresentanza che facciano propria una generalizzata filosofia di investimento sulle donne e riconoscano loro quel ruolo di agenti del cambiamento ormai evocato da molti, troppo spesso solo a parole.

Sono felice di segnalare l’uscita del mio libro La resistibile ascesa delle donne in Italia. Stereotipi di genere e costruzione di nuove identità, in libreria dal 26 aprile per i tipi de Il Saggiatore. E’ il frutto di un lungo lavoro di ricerca, e anche di auto-riflessione, condotto a partire dall’inizio del 2000 insieme ad alcune giovani studiose.
In particolare, voglio ricordare Barbara Borlini, dottoressa di ricerca, la cui collaborazione in questo percorso di studi è stata preziosa anche per il confronto serrato, ma aperto e ricco di spunti, sul terreno generazionale; Francesca Crosta, borsista, che ringrazio affettuosamente per la passione e l’attenzione con cui ha contribuito alla analisi delle fonti ed alla elaborazione dei dati.
Ma un grazie particolare va anche alle tante “donne di successo” – giovani e meno giovani, ottimiste e pessimiste, ciniche e meritocratiche – che hanno accettato di partecipare, spesso con vivo interesse ed entusiasmo, allo studio (via questionario o attraverso rapporto personale) e senza le quali questo lavoro non avrebbe potuto essere completato.

Infine, un sentito ringraziamento va ad amiche e colleghe con le quali, nel corso degli anni, in occasioni pubbliche e private, ho avuto modo di discutere e confrontarmi proficuamente sui temi trattati nel volume.

Materiale a disposizione
copertina
indice del libro

Eventi:
Prima presentazione lunedì 23 aprile h. 18.00 alla Fiera del Libro di Bergamo

sabato, 2 dicembre 2006 | Autore: Francesca Zajczyk

Può la politica promuovere le donne?
Il caso delle nomine pubbliche : dove sono le donne?

Francesca Zajczyk

Lo sappiamo tutti: le donne studiano ormai più degli uomini; sono più brave e più veloci. In altre parole, sono sempre più qualificate e competenti.
I risultati di questo trend, anche se insoddisfacenti, purtuttavia mostrano alcuni elementi positivi nella presenza femminile nel mercato del lavoro lombardo e ancor più della provincia e della città di Milano
Ma a questa crescita, qualitativa e quantitativa, delle donne registrata nel contesto economico non corrisponde un simile progresso nel contesto sociale e, soprattutto, in quello politico- amministrativo. Per esempio, quante sono le donne appena elette nel consiglio comunale di Milano lo sappiamo: 6 su 60 (4 all’opposizione e 2 nella maggioranza).
Ma esiste un altro ambito molto importante nel quale verificare la presenza delle donne: è quello delle nomine pubbliche negli organi di direzione, gestione e controllo in enti che fanno capo a Regione, Provincia e Comune.
Si tratta di un mondo pressoché inesplorato, oggetto più di interesse giornalistico e politico, che scientifico: d’altra parte, le informazioni, pur essendo formalmente pubbliche, nella realtà, sono assai difficili da ottenere e anche quand’anche se ne reperisce la fonte, le informazioni ivi contenute sono per lo più minime e di non semplice interpretazione – rispetto soprattutto al quadro normativo che regolamenta le competenze dei diversi enti locali che hanno diritto ad effettuare le nomine.
Tuttavia, proprio per questi limiti e anzi, nonostante questi limiti, ci sembrano particolarmente interessanti i risultati che sintetizziamo in questo breve documento relativi ad una analisi di genere delle nomine effettuate dalla Regione Lombardia, dalla Provincia di Milano e dal Comune di Milano* .

Partiamo dal dato quantitativo.
Comune di Milano :33 donne su 244 nomine tot. = D 13.5% U 86.5%
Provincia di Milano :38 donne su 184 nomine tot. = D 20.7% U 79.3%
Regione Lombardia:60 donne su 564 nomine tot. = D 10.6% U 89.4%

Si tratta evidentemente di percentuali che rispecchiano ‘tristemente’ quella delle assemblee elettive” con una persistente e generalizzata forte asimmetria della presenza di genere sul complesso degli incarichi attribuiti da questi Enti.
La cosa, fra l’altro, stupisce ancor più se si considera che la situazione più negativa si riscontra proprio in ambito regionale, nonostante la legge regionale n. 14/95 preveda esplicitamente all’articolo 1 il principio di parità secondo il quale le modalità di nomine e designazioni sono atte a garantire il riequilibrio della presenza di uomini e donne negli enti, aziende ed organismi compresi nella legge in esame.
Ma quanto sia ancora lontana una condizione di maggiore equilibrio di genere, si evince anche da altri aspetti. In generale, per esempio, a carico delle donne permane in misura abbastanza netta una sorta di segregazione tematica: delle poche donne presenti, infatti, circa la metà è distribuita negli Organi di revisione e di controllo, ovvero in organi tecnici, professionali; una quota intorno al 30% è nominata in Comitati e Commissioni e, quindi, assai poche rimangono quelle presenti negli organismi di gestione (consigli di amministrazione).
Questo è esattamente il quadro che emerge dall’analisi dell’attuale situazione delle nomine del Comune di Milano: il 48,5% della presenza femminile si ritrova nei collegi dei Revisori e nei collegi sindacali. Ma c’è di più: le troviamo soprattutto negli enti con competenze in materie “femminili”. Per intenderci, in quegli enti di cui è normale che si occupino le donne: e infatti delle 10 donne nei cda milanesi ben la metà operano in case di riposo e fondazioni assistenziali o, tuttalpiù enti culturali. E’ certo, inoltre, che le donne non vengono nominate in ruoli cui sono riconosciuti gettoni di presenza: questi, in alcuni casi davvero consistenti, spettano esclusivamente agli uomini.
Insomma, sembrerebbe dunque emergere una tendenza che vede le donne elette in Organi il cui accesso prevede elevata scolarità e professionalità certificata dall’appartenenza agli Ordini (fra l’altro l’unica presidente risulta essere presidente proprio di un collegio sindacale), mentre sono complessivamente meno rappresentate negli Organi gestionali dove l’incarico può risultare più discrezionale.
D’altra parte, oltre ai diversi criteri di eleggibilità previste dalle leggi, le nomine devono (o dovrebbero) generalmente rispecchiare criteri di corrispondenza tecnica e professionale. Tuttavia, proprio perché effettuate dalla componente politica delle diverse Amministrazioni, esse rispondono anche a criteri di affidabilità (oltre che di appartenenza o vicinanza) politica. Anche in questo caso, dunque, potrebbero sussistere – almeno in linea teorica – quegli elementi di criticità nella presenza femminile spesso segnalati per il contesto più generale.
In definitiva, se è nota la distanza che l’appartenenza di genere determina nel peso e nel ruolo degli eletti, è evidente il riprodursi, anche nel caso delle nomine, di quelle dinamiche di esclusione che impediscono alle donne l’esercizio della politica.
A questo punto, però, una domanda viene naturale dal momento che si stanno definendo le prime nomine pubbliche dell’era Moratti: saprà Letizia Moratti, primo sindaco donna a Milano, valutare davvero la competenza e la qualità delle candidature smarcandosi dalle nomine politiche che fino ad oggi hanno premiato esclusivamente gli uomini?

*Per una puntuale lettura di genere delle nomine regionali e provinciali, nonché delle fonti di riferimento, si rimanda a: Zajczyk F., Analisi della presenza delle donne negli enti derivati o enti di secondo e terzo livello in Lombardia, Università Milano Bicocca-Consiglio Regione Lombardia, dicembre 2004.
Per l’analisi delle nomine del Comune di Milano si rimanda al sito del comune

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sabato, 2 dicembre 2006 | Autore: Francesca Zajczyk

Gruppo Consiliare L’Ulivo

COMUNICATO STAMPA

Milano, 29 Novembre 2006

ZAJCZYK: NOMINE PUBBLICHE IN COMUNE: SEMPRE E SOLO UOMINI?

Giorni di fibrillazione in Comune e in città per le prime nomine pubbliche dell’era Moratti. Oggi si annunciano i nomi e subito scoppiano le polemiche: ancora un ripescaggio di personaggi che gli elettori Milanesi non avevano ritenuti idonei per le cariche pubbliche.

Ma non solo. In uno studio effettuato proprio sulle nomine pubbliche degli enti locali, Francesca Zajczyk, consigliera dell’Ulivo e ordinario di sociologia alla Bicocca, osserva che nulla cambia: solo e sempre uomini. È ancora possibile che in questa città le donne continuino a essere invisibili? Eppure tutte le statistiche dicono che sono sempre più brave e qualificate.

Il gioco delle nomine però è solo all’inizio – dice Zajczyk. Possiamo sperare che Letizia Moratti, primo sindaco donna a Milano, riuscirà a valutare davvero la competenza e la professionalità delle candidature, smarcandosi dalle nomine politiche che fino ad oggi hanno premiato esclusivamente gli uomini?”