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Il progetto “PRActising Gender Equality in Science” – PRA.G.E.S. consiste in un’azione di coordinamento, del 7° Programma Quadro di Ricerca, della durata di 21 mesi (iniziato il 28 marzo 2008 e conclusosi il 31 dicembre 2009), finalizzata a comparare le diverse strategie attuate per promuovere la presenza delle donne nei posti decisionali relativi alla ricerca scientifica nelle istituzioni pubbliche.
L’azione ha l’obiettivo di raccogliere, classificare e valutare le buone pratiche e le azioni positive (incluse quelle in cui si rileva un contributo positivo degli uomini) realizzate nei paesi dell’OCDE, sia al livello nazionale che a quello delle singole istituzioni, e di metterle a disposizione, in una forma facilmente fruibile, di alcuni target selezionati, comprendenti sia decision-makers, sia soggetti interessati a diverso titolo al problema. Il progetto è caratterizzato dai quattro seguenti aspetti:
- il tentativo di integrare i più importanti risultati derivanti dallo studio e dalle buone prassi di lotta alla segregazione verticale, sia nell’ambito della scienza, sia in vari altri ambiti professionali, sociali e politici;
- il rafforzamento della comprensione dei legami tra l’esclusione delle donne e quella che può essere definita come una insufficiente socializzazione del genere nella scienza, vale a dire la resistenza della comunità scientifica nel riconoscere e gestire le dinamiche sociali e di genere che guidano la produzione e la valutazione della ricerca scientifica;
- l’approccio comparativo, da un punto di vista geografico, con l’inclusione di 11 partner provenienti da 6 paesi sia europei che non europei (in particolare, gli Stati Uniti e l’Australia);
- l’orientamento al benchmarking, soprattutto per concretizzare le indicazioni in termini di politiche.
È possibile consultare e scaricare i materiali prodotti nell’ambito del progetto PRA.G.E.S al seguente indirizzo:
Seduta consiliare del 15 febbraio 2010
INTERVENTO AI SENSI DELL’ART. 21
SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 15 FEBBRAIO 2010
Presiede Manfredi Palmeri – Presidente del Consiglio
Partecipa il Segretario Generale Giuseppe Mele
omissis
Il Presidente Palmeri dà la parola al consigliere Zajczyk.
Il consigliere Zajczyk così interviene:
“Anch’io toccherò la questione drammatica che si è verificata venerdì a Milano, e di cui si è già parlato negli altri interventi. Devo confessare che, ingenuamente, dopo più di tre anni che frequento quest’Aula, mi aspettavo una presa di posizione della Giunta, del Sindaco, di qualcuno, comunque, che venisse a riferire sui fatti di Via Padova. Questo, effettivamente dà un segno di assenza, dà un segno di totale mancanza, dà un senso di non volontà di volersi assumere delle responsabilità.
E’ vero che oggi le Città, gli agglomerati urbani cambiano molto velocemente sotto i nostri occhi e Milano, sicuramente, non è esente da questo stesso tipo di cambiamento, ma è anche vero che del fenomeno migratorio, e degli effetti anche perversi che questo fenomeno può comportare nella vita quotidiana delle persone, dei cittadini, oramai si comincia a parlare da tempo, da troppo tempo. Ci sono analisi, studi, riflessioni, parole sia scientifiche che del mondo che agisce su questi territori, che hanno messo il dito, con allarme, sui pericoli un fenomeno non governato che avrebbe potuto, potrebbe e potrà investire la Città. Questo è quello che sta assolutamente e drammaticamente avvenendo, in un quadro di totale assenza delle politiche, della politica abitativa, prima di tutto.
Quante volte, anche in quest’Aula, si è parlato dei pericoli che comportava un’assenza totale di politica abitativa di Edilizia Sociale, o anche tesa a tentare progetti concreti di mix sociale. Brandirali stesso se ne è occupato in alcune Commissioni. Ci sono esperienze pratiche in altre Città europee, certamente molto problematiche, anche e spesso non di successo, ma che possono aiutare comunque a dare delle informazioni e delle indicazioni su come agire, ma bisogna agire. Il problema drammatico è l’assenza totale, in un quadro totalmente schizofrenico, perché quando noi sentiamo dai nostri colleghi della Maggioranza che prendono le distanze da una stessa politica o, meglio, “non politica”, “non agire” a cui assistiamo da quindici – vent’anni in questa Città, possiamo parlare solo di schizofrenia. Ma è una schizofrenia che purtroppo ci investe, ci investirà e che rischia davvero di rendere questa Città un bubbone tremendo. Un paio di anni fa, si diceva che Milano non correva il rischio di trovarsi in situazioni tipo le banlieu parigine “a condizione che”. Ecco, il problema è che questo “a condizione che” dipende da che direzione potrà prendere”.
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