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venerdì, 25 gennaio 2008 | Autore: Francesca Zajczyk

Ancora sulla 194: comunicato stampa di settimana scorsa (scritto da me) e firmato non solo da consiglieri PD, ma anche da rappresentanti in consiglio comunale dei verdi e FI. Qui invece una mia intervista su Repubblica del 23 gennaio.

Comunicato stampa:
La 194, una buona legge

La 194 è una buona legge. Frutto di un bilanciamento operato dal legislatore in una visione equilibrata tra cattolici e laici sfociato nel ’78 in un referendum, tiene conto dei diritti della donna e del nascituro. E’ una legge “saggia e attuale” perché, coniugando responsabilità consapevole della donna e responsabilità scientifica ed etica del medico, è capace di garantire una effettiva tutela dei diritti coinvolti. Una legge che contiene direttamente anche la possibilità di adeguarsi ai progressi scientifici, come dimostra l’esperienza di alcuni ospedali riguardo al limite temporale per l’aborto terapeutico.

La legalizzazione dell’aborto non ha favorito la diffusione del fenomeno, come da più parti si temeva, ma piuttosto la sua sostanziale riduzione.

Valga per tutti il dato eclatante relativo alla riduzione continua delle IVG tra le donne italiane, che nel 2005 sono state 94˙095, con una riduzione del 60% rispetto al 1983 (anno in cui più numerose sono state le IVG), diminuzione che, pur presente in tutte le classi di età, risulta più marcata nell’età centrale.

La moratoria contro l’aborto avrebbe come esito finale il ritorno alla persecuzione penale della donna, senza tenere conto tra l’altro che per una donna la scelta dell’aborto è sempre una scelta dolorosa e penosa qualsiasi sia la motivazione e la circostanza che la obbliga a tale scelta.

Vero è che ci sono circostanze oggettive (condizioni economiche, bassa scolarizzazione: il 54% è costituito da donne con titolo di studio elementare o di licenza media), che portano le donne a questa scelta e la rinuncia ad una scelta consapevole costituisce quindi una lesione profonda di quei diritti della donna che lo Stato deve tutelare.

Ma è soprattutto tra le donne straniere che il fenomeno è maggiormente diffuso.

Nel 2005 il numero di IVG effettuate da donne straniere corrisponde al 30% del dato nazionale con punte che sfiorano anche il 35% e con un tasso di abortività 3-4 volte superiore rispetto alle italiane, differenza che aumenta ulteriormente per le classi di età più giovani.

Chi oggi agita la campagna contro l’aborto, quindi, non cerca una tutela reale e più forte del diritto alla vita del nascituro – che con la minaccia della pena verrebbe invece indebolito, perché costringerebbe le donne – soprattutto quelle più fragili e indifese – a rifugiarsi nell’illegalità, come succedeva in passato

Il dibattito dovrebbe essere posto sul versante dell’etica della responsabilità che deve coinvolgere le donne e gli uomini, per una decisione matura rispetto alla nascita di un figlio che è un progetto di vita.

Non sul terreno di una ennesima battaglia contro le donne la politica si deve spendere ma nel rimuovere i fattori il più delle volte all’origine di questa dolorosa e terribile decisione consentendo a donne e uomini piena capacità (nel senso di possibilità) decisionale

Quindi lavoro, accesso alla casa, rete capillare di servizi e consultori sul territorio per tutte le donne; integrazione e sostegno nel delicato momento della maternità in particolare per le donne straniere – oggi le più colpite dalla tragedia dell’aborto.

Ma anche formazione e informazione per tutte e tutti, a partire dalle più giovani e dai più giovani.

Francesca Zajczyk
Marilena Adamo
Carmela Rozza, a nome dei consiglieri del Partito Democratico
Giulio Gallera (capogruppo FI)
Carola Colombo (FI)
Patrizia Quartieri (Rif Com)
Maurizio Baruffi (Verdi)

martedì, 15 gennaio 2008 | Autore: Francesca Zajczyk

Giovani collaboratori
Eccomi qua con l’amica e collega Annamaria Morazzoni (che ci ha tra l’altro rifornito della magliette di Aut aut) e i miei giovani collaboratori del Dipartimento di Sociologia.

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lunedì, 14 gennaio 2008 | Autore: Francesca Zajczyk

Mercoledì, 11 gennaio 2008: primo comunicato stampa di un gruppo di donne PD sulla 194

“Stanche di furore ideologico”


Quando le tematiche dei diritti fondamentali, nei casi critici, non sono analizzate in modo bilanciato, ma sono giocate una contro l’altra, come in Italia sta drammaticamente succedendo proprio sul tema dell’aborto, diventa impossibile ragionare in termini reali e i diritti fondamentali vengono strumentalizzati ideologicamente.

La moratoria contro l’aborto avrebbe quindi come esito finale il ritorno alla punizione penale della donna: la minaccia della pena, però, come è ampiamente dimostrato, non è di alcuna utilità, semmai controproducente per la effettiva tutela del valore che si dice di difendere.

Ma vi è di più, con la minaccia della pena, con una ideologica, ma falsa, contrapposizione fra soggetti diversi, con la rinuncia ad un bilanciamento di posizioni e di principi, quello che viene da ultimo sacrificato è proprio il diritto alla vita del nascituro, dal momento che questa impostazione spinge ancora di più la donna a vivere da sola e in modo irrisolvibile la sua situazione, aumentando quindi il numero di aborti. Vero è che ci sono circostanze oggettive che rendono obbligata la scelta di alcune donne all’interruzione della gravidanza: tuttavia la rinuncia ad una scelta consapevole costituisce a sua volta una lesione profonda di quei diritti della donna che lo Stato deve tutelare.

La 194 è una buona legge perché è il frutto di un bilanciamento operato dal legislatore in una visione – già presente in una sentenza della Corte costituzionale del 1975 a successivamente approfondita nel 1997- che tiene conto dei diritti della donna e del nascituro. Ed è una legge “saggia e attuale” perché, coniugando responsabilità consapevole della donna e responsabilità scientifica ed etica del medico, è capace di garantire una effettiva tutela dei diritti coinvolti. Una legge che contiene direttamente anche la possibilità di adeguarsi ai progressi scientifici, come dimostra l’esperienza di alcuni ospedali riguardo al limite temporale per l’aborto terapeutico.

Chi oggi agita la campagna contro l’aborto, quindi, non cerca una tutela reale e più forte del diritto alla vita del nascituro – che con la minaccia della pena verrebbe invece indebolito, perché costringerebbe le donne a rifugiarsi nell’illegalità, come succedeva in passato; chi agita questa battaglia con furore ideologico cerca in realtà soltanto una vittoria, ideologica, appunto di una parte della società su un’altra, irrilevante o controproducente per una effettiva e seria tutela di tutti i diritti.

Il dibattito dovrebbe essere posto sul versante dell’etica della responsabilità che deve coinvolgere le donne e gli uomini, per una decisione matura rispetto alla nascita di un figlio che è un progetto di vita.

Lavoro, accesso alla casa, rete capillare di servizi e consultori sul territorio per tutte le donne; integrazione e sostegno nel delicato momento della maternità per le donne straniere – oggi le più colpite dalla tragedia dell’aborto. Questo il terreno su cui la nuova politica si deve confrontare e mettere in gioco per rimuovere le condizioni il più delle volte all’origine di questa terribile decisione consentendo a donne e uomini piena capacità (nel senso di possibilità) decisionale.

Espressione di un gruppo di donne milanesi presenti negli organismi che stanno partecipando alla fase costituente del Partito Democratico

Serena Accàscina
Maria Emanuela Adinolfi
Chiara Baratti
Marilisa D’Amico
Anna Catasta
Jasmine La Morgia
Camilla Mian
Patrizia Puliafito
Valeria Sborlino
Francesca Zajczyk

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giovedì, 10 gennaio 2008 | Autore: Francesca Zajczyk

Sempre sul tema donne, vi segnalo il convegno Donne e Leadearship: verso un futuro più al femminile, che si terrà il 28 Gennaio presso la sede del Sole 24 Ore.

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