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Archive del ◊ 2007 ◊

sabato, 10 marzo 2007 | Autore: Francesca Zajczyk

I Laboratori Sui Generis, PeriMetro, PolisLombardia e il dottorato URBEUR-Urban and European Studies
del Dipartimento di Sogiologia e Ricerca Sociale
presentano

venerdì 16 marzo ore 14.00
Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale Università degli Studi di Milano Bicocca
Edificio U7, III piano, aula Pagani, Via Bicocca degli Arcimboldi 8

Politiche e conflitto nelle banlieue

Nel corso del seminario verrà presentato e discusso il volume LA RIVOLTA DELLE PERIFERIE. Precarietà urbana e protesta giovanile: il caso francese a cura di Hugues Lagrange e Marco Oberti (Bruno Mondadori Editore, 2006).
Intervengono
Bruno Cousin, Fabien Jobard, Nathalie Kakpo, Hugues Lagrange e Marco Oberti
Ne discutono:
Roberto Biorcio, Barbara Borlini, Francesco Memo, Enzo Mingione, Silvia Mugnano, Fabio Quassoli, Tommaso Vitale e Francesca Zajczyk

Qui la locandina.

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lunedì, 5 marzo 2007 | Autore: Francesca Zajczyk

Giovedì 8 vado a Telelombardia per partecipare a Prima Serata un “talk-show di approfondimento dei principali avvenimenti lombardi”. Il tema della serata sono le periferie e verrà trasemssa da Figino. Ci saranno la Colli e Salvini (della Lega).

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martedì, 20 febbraio 2007 | Autore: Francesca Zajczyk
Mentre si polemizza sui ticket antismog, i milanesi dimostrano di aver già acquisito una mentalità nordica, di avere una grande propensione per l’uso della bicicletta.
Lo dimostrano i dati del Censimento 2001 che abbiamo analizzato e che trovate qui. E’ banale dirlo, ma si dovrebbero attrezzare subito, e con urgenza, piste ciclabili che rendano più agevole e sicuro spostarsi in bicicletta (qui trovate i dati sull’incidentalità a Milano nel 2005).
Cominciando dal centro. E’ infatti nell’area dei quartieri semicentrali, fino alla circonvallazione esterna che si registra il maggior traffico ciclistico e anche una crescente preferenza all’uso della bicicletta. Vedi anche l’articolo apparso sul Corriere della Sera il 7 febbraio 2007.
lunedì, 29 gennaio 2007 | Autore: Francesca Zajczyk

Il resoconto dell’amica Annamaria sul concerto in onore di Toscanini alla Scala: una serata da manuale di costruzione del consenso.

Ho ascoltato ieri sera il concerto beethoveniano per Toscanini alla Scala, accolto senza il consueto coro di deliri per la perfezione di ogni “evento” in quella sede. Sono certa che la lettura dell’Eroica data da Baremboim con la Filarmonica locale non entrerà nella storia, e verrò dimenticato anche il ritardo della “massima” istituzione musicale milanese nell’accorgersi dell’anniversario toscaniniano: pazienza, non è e non sarà “né la prima né l’ultima”.
Invece, mette conto segnalare che il sindaco e Presidente della Fondazione Teatro alla Scala, che sedeva al centro del palco reale e al centro della coppia presidenziale, ha gestito la circostanza in maniera demagogico-populistica con la sorniona complicità di un altro esperto di comunicazione massmediatica ante litteram, quale Arturo T.
Il Presidente Napolitano è persona troppo seria e forse anche troppo rigida per sfruttare la facile occasione di un bagno di applausi e resta nell’ombra, quasi interpretando il ruolo di comprimario (complice Lissner); i membri del CdA scaligero – che pure devono avere condiviso l’opportunità di realizzare l’evento e di sostenere i relativi costi (consistenti) – non cercano di incassare la loro quota di merito ed escono in sordina.
Invece è lei, Moratti “croce e letizia”, a salutare il pubblico dal palco adorno di fiori bianchi, come se si rivolgesse al “popolo” quale legittimo occupante il palco “reale”. E di popolo trattavasi: milanesi accolti per la prima volta nel Piermarini rinnovato e forse entrati per la prima volta alla Scala da 60-70 anni, a far data dall’età di gran parte di quel popolo/pubblico, verosimilmente destinato a non ritornarvi a causa del prezzo dei biglietti e della difficoltà nel procurarseli.
Cultura? Formazione musicale? Ma per favore! Soltanto distinzione – nemmeno à la Bourdieu – rispetto ai più rimasti a casa, nonostante la mobilitazione presso i Consigli di Zona realizzata con criteri poco trasparenti.
Non riguarda il popolo/pubblico il dato che l’esecuzione non fosse all’altezza del compositore, della sinfonia, del dedicatario, del direttore e del luogo, che tutto sapesse di finzione (non ci credeva nessuno, ma non si spara sulla Croce Rossa…). Se questi aspetti non paiono riguardare gli spettatori delle serate in stagione e tanto meno la critica dei quotidiani (Corriere in primis), quel pubblico artefatto ricorderà il sindaco che l’ha portato alla Scala nel nome dell’ennesimo “grande vecchio” e si sentirà vicino a lui (Arturo non Giorgio) e a lei, che non si è fatta sottrarre la scena neppure dal solito Sgarbi, pure aduso a farsi notare. Una serata da manuale di costruzione del consenso.
Anna Maria Morazzoni

mercoledì, 24 gennaio 2007 | Autore: Francesca Zajczyk